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  La favola del Viaggio di Ser Shamrock
 
 
 
C’era una volta un prode cavaliere conosciuto con il temibile nome di Ser Shamrock. Tale cavaliere, famoso per il proprio valore e coraggio oltre che per le indimenticabili gesta passate, un giorno ricevette una lettera dai sommi capi dell’ordine Draco, di cui faceva parte, nella quale veniva invitato insieme ai suoi compagni a trascorrere nella prestigiosa roccaforte di Bagolino 10 giorni di festa e giubilo. Al contrario dei suoi amici che avevano organizzato di partire a cavallo, egli con gesto eroico e nobile (anche se un po’ discutibile) decise di intraprendere il viaggio a piedi caricandosi di un “leggerissimo” zaino, alla ricerca di formidabili avventure. Ad accompagnarlo la sua fedele amica Carmençita.

Giunse dunque il giorno prestabilito e grazie a un piccolo aiuto da parte di una carovana il nostro cavaliere raggiunse la contea d’Idro, famosa in tutta la regione per il grande lago balneabile. Venne presto accolto dagli abitanti autoctoni: Tedeschi e Olandesi, ai quali col tempo si erano aggiunti alcuni italiani in cerca di quiete. Dopo essersi rifocillato e rinfrescato con un tiepido bagno tonificante, decise di ispezionare il luogo. Grazie alle sue capacità di mimetismo non impiegò molto a trovare un posto idoneo dove allestire un bivacco, e così passò una notte tranquilla, interrotta solo dagli schiamazzi e dai fischi di strani animali festaioli.

Il giorno dopo, svegliatosi di prima mattina, il nostro volenteroso cavaliere si incamminò lungo la riva del lago fino a giungere ad una curiosa osteria dove il proprietario, un olandese, gli offrì l’opportunità di affittare le sue “canOe” per un giro turistico. Durante il breve tragitto il nostro ebbe anche l’occasione di gettarsi da un’alta scogliera sfidando i bambini originari della zona. Tornato a riva Ser Shamrock riprese il cammino fino al villaggio successivo che una terribile epidemia anti-turisti aveva spopolato obbligando il nostro eroe a bivaccare sulla sponda del lago usufruendo di servizi pubblici e cibandosi di una bizzarra focaccia con pomodoro e mozzarella. Fu proprio mentre si godeva la quiete che vide affiorare dalle acque una tetra figura. Impugnata la spada si preparò ad affrontare il terribile mostro ma dopo un rapido assalto scoprì che si trattava della famosa Dama del lago, la quale gli rivelò i compagni che presto avrebbe incontrato sul suo sentiero.

La mattina dopo decise di caricarsi di provviste nell’emporio, a quel punto, più felice del paese per affrontare così tutti i successivi giorni di cammino, e dopo un’abbondante colazione si mise in marcia su per la montagna. Il sentiero si presentò subito arduo e impervio e più di una volta il nostro cavaliere fu sbeffeggiato dagli abitanti della montagna per la sua lentezza che non derivava affatto dalla “leggerissima” bisaccia che portava. Ciò nonostante con un po’ di fortuna e un piccolo aiuto da una carovana di passaggio, il nostro eroe riuscì a raggiungere il bivacco prestabilito. Qui passò la notte in compagnia di una Setta di guerrieri esperti in arti marziali in ritiro spirituale e dunque innocui.

Arrivò così il quarto giorno ma per il nostro eroe il bello doveva ancora venire. Ma proseguiamo con il racconto. Ser Shamrock, che al levar del sole (da dietro le nuvole) si era incamminato per la strada ben presto si accorse di essere caduto vittima di un tranello: a causa di un oscuro sortilegio per tutta la giornata gli fu impedito di usare alcuni utili oggetti tra cui gli elastici (anche delle mutande) la borraccia, le posate e la gavetta. Dopo aver pranzato davanti a un panorama mozzafiato, discusse con le sue personalità multiple che lo accompagnavano nella testa dove poter passare la notte e decise democraticamente di proseguire il cammino in salita nonostante fosse già sulla cima. Ancora una volta il nostro cavaliere dimostrò, dunque, di seguire gli insegnamenti di re Artù. Salendo su una magica scala verso il paradiso il nostro probo cavaliere arrivò a sfiorare le nuvole fino a toccare i 2110 metri. Venne però ripagato dello sforzo grazie all’intervento di mago Merlino che con un incantesimo creò un’atmosfera fantastica, da far venire i brividi (anche di freddo).

Passata la notte il nostro eroe si preparò ad affrontare il quinto giorno. Per un inquietante motivo la strada si presentava ancora in salita, e il nostro cavaliere iniziò a sospettare che ci fosse lo zampino di Morgana. Tuttavia da uomo coraggioso quale era non demorse e riuscì a raggiungere un bivacco posto nell’imboccatura tra due valli prima dell’ora del desinare, giusto in tempo per godersi la brezza. Seguendo i consigli di un pastore prese l’iniziativa di approvvigionarsi a un casolare dove vendevano formaggio e, dopo aver guadato un fiume di mucche e di fango (e probabilmente non era solo quello), riuscì a tornare al rifugio prima di cena, in tempo per accogliere l’ospite della serata: un allegro giullare. Grazie alla sua compagnia e al cibo succulento condiviso, Ser Shamrock poté dilettarsi seguendo vari numeri di magia e giochi di prestigio oltre che un’esibizione di ventriloquio eccezionale. Divertito fin troppo dal nuovo amico, e dopo un’attenta scelta su dove dormire, il prode cavaliere cedette finalmente al sonno.

Al sesto giorno al cavaliere non sembrò vero poter andare in discesa per scendere di quota e così poté godersi una piacevole mattinata, coronata da un pranzo MOLTO abbondante che compensò tutti i pasti precedenti. Malgrado avesse ancora un cinghiale sullo stomaco il nostro eroe ripartì con più carica di prima per raggiungere il luogo prescelto. Montato il bivacco Ser Shamrock fu destato da richiami nel folto del bosco, ma ancora una volta si trattava solo del buon vecchio Merlino che aveva deciso di mostrare i segreti della vera magia al nostro eroe affinché potesse mutare i liquidi in solidi e viceversa grazie a una polvere magica (tranquilli era solo fecola, o almeno credo). La serata si concluse dunque con un periodo di riflessione che il cavaliere finì giusto in tempo per sottrarsi alla pioggia. Purtroppo per lui non si accorse che c’erano dei panni stesi fuori!

Arriva così il settimo giorno e per non farsi mancare il brivido di una nuova avventura il nostro eroe si mise subito in marcia, accompagnato da una “piacevole” pioggerellina. A causa del muro d’acqua che si doveva fronteggiare a ogni passo il nostro eroe decise di intraprendere la strada più breve. Fu così che, ignaro, si incammino verso quello che sarebbe diventato un percorso di sopravvivenza. Il primo ostacolo si presentò appena pochi metri, dove la strada si interrompeva in un torrente, ma Ser Shamrock lo scavalcò agilmente. Si ritrovò quindi a passare tra rovi e erba alta (si, quelli della canzone) seguendo il sentiero su un terreno accidentato e spesso sconnesso causa di una frana. Né tronchi né blocchi di ghiaccio potettero fermarlo e mai una volta pensò di tornare indietro. Dopo aver guadato un fiume immergendo i polpacci nell’acqua gelida il nostro impavido cavaliere attraversò l’intricata giungla fino a trovare una casa, ovviamente chiusa e disabitata. Così il nostro eroe stanco e infreddolito decise di proseguire e di concludere il suo percorso per arrivare al castello. Già pregustava l’accoglienza che gli avrebbero riservato e difatti al suo trionfale arrivo non c’era nessuno. Poco male dato che così ebbe l’occasione di “lavarsi”, strana usanza che gli venne insegnata dai castellani.

L’ottavo giorno passò in un totale letargo e riposo, interrotto solo da qualche breve passatempo.
Col nono invece il nostro cavaliere iniziò a prendere i ritmi di corte. Il primo evento a cui partecipò fu un torneo tra cavalieri in cui ebbe l’onore di rappresentare i feroci Sassoni, vestendo una nera armatura. La serata fu allietata da un gruppo di folletti irlandesi che mostrarono alla lieta brigata il loro modo di divertirsi con balli, canzoni e giochi della tradizione folkloristica, cosicché Ser Shamrock si sentì in dovere di condividere la canzone della sua casata.

Il giorno successivo il nostro eroe ebbe l’occasione di mostrare tutta la sua ferocia immedesimandosi in un mastino per saccheggiare il campo ma anche questo piccolo momento di bestialità terminò felicemente. Per l’ultima sera fu indetto un grande banchetto, così da celebrare la fine dell’avventura. Furono invitati tutti i personaggi incontrati lungo il cammino: da Merlino al giullare, in più qualche amico fidato incontrato al castello. Sfortunatamente il nostro cavaliere si dimenticò di invitare la potente Morgana, che per vendetta scatenò una tempesta sull’allegra compagnia. Sotto i consigli di re Artù e animati dalla buona Ginevra i nostri eroi non si lasciarono scoraggiare dal tempo avverso ma costruirono un riparo eccezionale atto a proteggerli. E così ciò che avrebbe dovuto dividerli e rovinare la serata contribuì solo ad avvicinarli di più creando l’atmosfera ideale per stare insieme tra la magia e la follia.

Compagnia Shamrock